Il Concerto lettura dell’AchRome Ensamble incanta Bergamo


Grande successo del concerto lettura del 15 marzo 2025 dell’Achrome Ensamble nella sala Piatti di Bergamo alta, nell’ambito della 44esima edizione degli Incontri Europei con la Musica. La manifestatzione musicale è stata dedicata alle composizioni inedite di giovani autori internazionali, L. Antoni, A. Adamo, F. Sgambati, C. Bonometti e L. Sorgi, casualmente tutti italiani in questa edizione, i migliori dei quali sono stati premiati all’inizio della manifestazione musicale dal direttore d’orchestra Simone Fontanelli e dal suo omologo Pieralberto Cattaneo. I cinque brani selezionati per il concerto lettura sono stati quindi eseguiti davanti al numeroso pubblico presente dal gruppo Achrome Ensamble, formato da Antonella Bini al flauto, da Nicola Zaccalà al clarinetto, Elia Leon Mariani al violino, Riccardo Binda la violocencello, Gabriele Rota al pianoforte, Simone Fontanelli narratore con la direzione di Marcello Parolini. La manifestzione musicale si è aperta con una composizione per violino di Cattaneo dal titolo “Suoni dalla Galleria” a cui ha fatto seguito la lettura da parte di Simone Fontanelli del divertente racconto “Risotto alla milanese” di Marco Buscarino che ha riscosso il vivo apprezzamento del pubblico presente. Per Buscarino si tratta della quarta presenza agli Incontri Europei con la Musica in veste di autore dove ha esordito nel 2019 a fianco del Gruppo Fiati Musica Aperta nello spettacolo “La Bella Virginia” con un testo tratto da una sua riduzione de “La Virginia Bresciana di Franco Salfi (Desca edizioni) in seguito presentata nel corso del 2023 anche all’Accademia Carrara di Bergamo. La presenza dell’autore bergamasco è poi continuata con il duo Valentina Coladonato e Annamaria Garibaldi rispettivamente soprano e pianista, nel concerto “Legami”, con un testo ridotto per l’occasione e a lui consegnato dal noto attore Giulio Bosetti. Per arrivare allo scorso anno con il racconto “Sulle tracce del Bardo” dedicato a William Shakespeare e presentato nel concerto del gruppo milanese Baschenis Ensamble. “Risotto alla milanese” descrive la prima esecuzione di “Rapsody in Blue” di George Gershwin all’Aeolian Hall di New York nel 1924 concerto in cui il compositore americano ebbe solo il tempo di scrivere la partitura per l’orchestra mentre quella per il pianoforte dovette eseguirla a memoria nella serata del debutto ufficiale. Il racconto si sofferma altresì sulla nascita del Premio letterario Bagutta e con esso della cucina italiana ad opera di Orio Vergani e di Riccardo Bacchelli. Di Orio Vergani Buscarino ha avuto modo di occuparsene anche in passato con la mostra “Orio Vergani fotografo” curata con il figlio Guido presso il Museo delle Storie di Bergamo, e da solo con la stessa mostra presentata presso il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, in occasione della quale scrisse per il Corriere della Sera. Un articolo sulle due mostre uscì a firma dell’autore orobico anche su Civiltà della Tavola, organo dell’Accademia Italiana della Cucina, che nella versione in lingua inglese raggiunse il pubblico in cinquanta paesi del mondo. Grazie a queste iniziative Orio Vergani è oggi conosciuto oltre che come giornalista e drammaturgo anche come primo fotogiornalista europeo. Il concerto in sala Piatti è quindi continuato con i brani musicali dei giovani compositori selezionati al Workshop di Composizione diretti dai maestri Cattaneo e Fontanelli che hanno riscosso l’approvazione del pubblico grazie anche alle magistrali esecuzioni solistiche e d’assieme dei musicisti dell’Achrome Ensamble.
Grande Successo del concerto lettura “La Bella Virginia” all’Accademia Carrara di Bergamo.

È andato in scena il 21 maggio scorso presso l’Accademia Carrara di Bergamo, lo spettacolo musicale “La Bella Virginia” a cura del Gruppo Fiati Musica Aperta formato da undici elementi, diretti da Pieralberto Cattaneo. Ad accogliere il numeroso pubblico presente è stata Cristina Rodeschini, responsabile del prestigioso complesso museale, e il presidente dell’Associazione Dimore Storiche Lombardia, Pietro del Bono, che ha illustrato l’iniziativa “Cortili aperti, Bergamo Brescia 2023, collocata nell’ambito della Giornata Nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane. Quindi l’attore Francesco Porfido ha introdotto il pubblico al concerto lettura “La Bella Virginia”, ispirato alla riduzione teatrale di Marco Buscarino de la “Virginia Bresciana” di Franco Salfi del 1797.
Il Cirque du Soleil in Italia
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Una collezione di personaggi ultraterreni entra improvvisamente nel suo mondo meccanico improvvisato. Quando i personaggi stravaganti e benevoli capovolgono il suo mondo con un tocco di poesia e umorismo nel tentativo di accendere l’immaginazione del Cercatore, le sue curiosità prendono vita una ad una davanti ai suoi occhi. E se coinvolgendo la nostra immaginazione e aprendo le nostre menti potessimo aprire la porta a un mondo di meraviglie? Questa produzione del Cirque du Soleil che risale al 1984, comprende un cast di 50 artisti provenienti da 17 paesi del mondo.

Vita di Galileo di Brecht

Vita di Galileo di Bertolt Brecht passa in rassegna la vita del grande scienziato italiano partendo dal privato. Le scene del testo teatrale dell’autore tedesco rivelano pian piano la sua personalità e i suoi studi scientifici consegnando al lettore una rappresentazione esaustiva di una delle figure più rappresentative del campo scientifico internazionale di tutti i tempi. Seguito da alcuni fedeli discepoli nonché dalla figlia Virginia, Galileo Galilei intraprende nel testo un percorso umano e scientifico destinato a far riflettere sul rapporto esistente fra scienza e società, ancor oggi al centro del dibattito contemporaneo ogniqualvolta la prima pone problemi etici in virtù delle sue nuove scoperte. Ma la Vita di Galileo è complicata sulla scena brechtiana oltre che dal potere politico, dal dogma di una religione cattolica che all’epoca nulla accettava se non la propria supremazia sulla scienza. Solo nel 1979 fu annullata la condanna della chiesa contro Galileo Galilei da parte di Papa Giovanni Paolo II. Un testo quello di Brecht destinato a una riflessione sui temi sempre presenti nella nostra vita anche quando all’epoca della sua realizzazione l’autore di Augusta si pose chiaramente il problema di cosa avesse comportato la scoperta della bomba atomica. Questo avviene nella parte finale della sua commedia un po’ criticata per via dei toni arrendevoli usati nei confronti della figura di Galileo, qui visto più come vittima che come grande figura della scienza moderna. Va però tutt’ora riconosciuto a Brecht di aver ben inquadrato l’enorme influenza che lo scienziato italiano ebbe presso i suoi contemporanei sia in Italia che a livello internazionale. Nonché di aver tributato a Galilei riconoscimenti e onori. Valga per tutte la scena in cui oltre ai dialoghi e all’ambientazione esemplari, a Galileo viene riconosciuto, tramite la ricostruzione storica di Brecht, il suo grande spessore culturale e scientifico anche da parte dell’allora potere religioso.

Il Tito Andronico e l’italianità di Shakespeare
Secondo Peter Ackroyd, uno dei più grandi scrittori inglesi viventi, nonché esperto di William Shakespeare, due sono le ipotesi sulle origini del testo Tito Andronico del Bardo. La prima è che Shakespeare abbia scritto la maggior parte dell’opera tranne il primo atto realizzato da George Peele; la seconda è che Shakespeare abbia composto l’intera tragedia ad imitazione dello stile di Peele. Lo stesso Ackroyd sostiene inoltre che nel testo vi sia qualche errore drammaturgico e qualche incoerenza, ma che in fondo Shakespeare si sia misurato in una nuova impresa e cioè quella di drammatizzare la poesia. Il Bardo stava sviluppando in tal modo la sua genialità. Il Tito Andronico offrì a Shakespeare fama e prestigio, e in esso vi si possono trovare le prime tracce di alcuni suoi successivi capolavori come il Macbeth e il Re Lear. Circa la presenza nel testo del Tito Andronico di qualche incoerenza drammaturgica, va detto che una di esse si trova proprio all’inizio di questa prima tragedia di Shakespeare. Ciò riguarda la scelta di far sposare Saturnino, figlio dell’imperatore romano e suo erede al trono, con Tamora, imperatrice dei Goti, condotta a Roma da Tito Andronico come prigioniera. Drammaturgicamente tutto questo viene giustificato dal fatto che Bassanino, fratello di Saturnino, abbia reclamato come sua promessa sposa Lavinia, figlia di Tito Andronico, inizialmente scelta come moglie dal futuro imperatore al trono di Roma, Saturnino. La scelta poc’anzi citata ha per certi versi dell’incomprensibile e si accetta con incredulità l’dea che Saturnino voglia sposare una nemica senza che questa covi sentimenti di vendetta verso i romani e lo stesso imperatore. Vendetta che non tarderà a realizzarsi con la complicità del moro Aronne, amante di Tamora, che colpirà Tito Andronico, reo agli occhi di Tamora di aver fatto giustiziare il figlio primogenito di lei, per placare i rancori dei romani per le perdite umane inflitte dai Goti all’esercito di Roma. Ma qui siamo già ad uno sviluppo dinamico della vicenda, che sia pur nella sua intensa drammaticità prende quota in un contesto tutto italiano. Infatti Shakespeare non solo inventa una trama sanguinaria sui sistemi di potere dei romani, ma attraverso uno spietato gioco di vendette fra i protagonisti principali, arriva a determinare nel finale una sorprendente verità in cui la giustizia avrà la meglio. Ecco trovata la sintesi finale in un paesaggio di orrore e di morte in cui le reali vicende narrate dallo storico Tito Livio fanno da ispirazione a quelle del Tito Andronico: Lucretia violentata dal figlio dell’imperatore Tarquinio si toglierà la vita. Analoga sorte, sia pur con modalità ancor più raccapriccianti, toccherà a Lavinia nella tragedia del Bardo, la quale dopo aver subito le violenze di Demetrio e Chirone figli di Tamora, si vedrà mozzare da loro la lingua e le mani. Ma Shakespeare conosceva così a fondo le vicende italiane da asserire sempre nel Tito Andronico che l’uccisione di Virginia da parte del padre come narrata da Tito Livio, non avvenne per impedirne la schiavitù, ma perché il genitore seppe che la figlia era stata violentata da Appio Claudio. La storia di Virginia e di Lucretia dipinte da Sandro Botticelli nel 1498, su due grandi tavole a tempera, sono fra le principali iconografie riproducenti i punti salienti delle vicende narrate da Tito Livio e riprese dal Bardo nel Tito Andronico. Mentre della messa in scena originale della stessa tragedia esiste un unico disegno cinquecentesco realizzato da Henry Peacham e raffigurante un momento della rappresentazione.